Wednesday, January 13, 2016

# 13. Modelli di universi.

A causa di alcuni principi fondamentali della fisica (conservazione dell’energia, azione e reazione, Pauli, Compton, etc.) siamo costretti a “pensare” l’universo in una determinata maniera. Ad esempio, se vogliamo chiederci se sia possibile ottenere un altro universo da quello attuale dobbiamo prima chiederci da dove dovrebbe provenire l’energia per creare tale universo, visto che la quantità di energia nel nostro è sempre costante e non sappiamo, dunque, se siano possibili altri universi con livelli di energia maggiori o minori rispetto al nostro. La domanda, in questo caso, diventa: sono ammissibili universi diversi dal nostro con livelli di energia diversi? Il livello di un universo è dunque determinato dalla sua energia? E se così fosse, esiste una costante energetica che determina la stabilità o instabilità di un particolare universo? De Sitter ha provato a rispondere a questo quesito dal punto di vista della metrica.

Sergio Caldarella, Appunto # 13. © 2016)

Friday, January 16, 2015

Il vicolo cieco della modernità.

# 2.

È davvero tanto difficile arrivare a capire che il malessere che sta fagocitando l’uomo contemporaneo è il prodotto di categorie globali? Proprio il fatto che ormai non si riesca neanche quasi più a percepire la natura di questo malessere è, in sé, proprio l’elemento più preoccupante che rivela, almeno in parte, la profondità del disagio della civiltà. L’uomo medio, sia esso in Perù, Albania in Iran o in Cina, ha sempre fatto - e continua a fare - le stesse cose da millenni (cambiano solo i mezzi che gli vengono messi a disposizione e, dunque, le sue possibilità) e non gli è mai interessato nulla di ideali, etica o di qualunque genere di conoscenza che non fosse immediatamente applicabile materialmente - il mondo gli interessa in maniera molto limitata e non si pone particolari domande sulla vita, sul tempo, sull’universo o su qualunque altro grande tema che esuli dal semplice mangiare, bere e dormire. Quando, però, l’uomo smarrisce la sua dignità di essere, allora questi farà, senza alcuna remora o freno, tutto quello che gli è consentito fare. Del resto, l’inconscienza dell’uomo contemporaneo è paragonabile solo alla sua terrificante superbia.
Il problema della società globale è enorme e spaventoso perché si è arrivati ad una cecità quasi totale di fronte ai veri problemi che l’affliggono e, dunque, non si può neppure iniziare ad affrontarli, perché non si ha più con chi sviluppare soluzioni possibili. Sono le nostre categorie concettuali e sociali che non funzionano e queste, oltre al modo in cui crediamo di conoscere, includono anche le presunte mete o ideali copiati, pari pari, dal peggio che l'umanità abbia mai prodotto nella sua storia – Giulio Cesare o Machiavelli sono, oggi, più studiati di Platone o Gandhi! Non è un’iperbole dire che l’uomo contemporaneo è malato, alienato, omologato, sradicato dal mondo e da se stesso. Egli si trova in questa situazione esistenzialmente drammatica e materialmente catastrofica perché, paradossalmente, il suo allontanamento da sé appare come una condizione necessaria per il funzionamento di una società basata sulla menzogna condivisa e sull’interesse, o presunto tale, dei pochi assurti al dominio dei molti. La stupidità è sì ovunque, ma senza questa particolare stupidità questo modello di società non potrebbe ormai neppure funzionare! Questo è il vicolo cieco della modernità: aver creato una società incapace di funzionare senza la stupidità!

(Sergio Caldarella, Spunto # 2. © 2015)

Wednesday, December 24, 2014

L'interesse autentico


# 12.

Se c’è una lezione che insegnano l’immensa stupidità, la sottile malvagità e la hybris della nostra vuota epoca è che l’uomo senza ragione agisce sempre in maniera contraria al proprio interesse (a questo punto i benpensanti del nostro tempo avranno già smesso di leggere quest’appunto, raggiungendo il primo scopo di queste righe d’incipit). La ragione non indica qui la capacità di costruire una casa, procurarsi della selvaggina, sradicare un albero o spianare una montagna, quanto la capacità di comprendere il senso e il significato dell’esistere e dell’esistente, delle nostre azioni e del contesto del vivere. Da questo punto di vista basta osservare la storia e quello che l’uomo ha fatto e fa di se stesso per capire che egli ha raramente idea di quale sia davvero il suo interesse autentico e non soltanto nelle grandi cose, ma anche nei più piccoli atti della sua vita quotidiana. Ad esempio, esser gentili, trattare gli altri con cortesia, rispetto e, soprattutto, umanità e giustizia è un piccolo atto quotidiano che aiuta a migliorare la qualità della vita di tutti e l’armonia del mondo in cui si vive, eppure nulla è più lontano dal comune atteggiamento degli uomini da Oriente a Occidente. Anzi, tutti sembra vogliano essere trattati con umanità e rispetto ed ottenere giustizia per se stessi senza però voler concedere lo stesso privilegio anche ad altri. Un atteggiamento del tipo mors tua, vita mea, che non è certo un atteggiamento nuovo se già Confucio o Gesù esortavano a non fare agli altri quello che non si vorrebbe aver fatto a se stessi. Ma come può un individuo che pensa in tali termini aspettarsi di ricevere proprio quello che non vuol concedere ad altri? Quale curiosa schizofrenia lo possiede per fargli credere che la sua virulenza non verrà ripagata con altra virulenza?
Fin troppa gente - in particolare questa gente - pensa sempre di sapere (o di fare) il proprio interesse, ma se soltanto costoro sapessero quanto sono lontani da loro vero interesse rimarrebbero allibiti dalla loro stessa follia che gli lascia intendere sempre e solo una struttura dialettica fondata sulla giustificazione e sulla plausibilità, non sulla razionalità e sulle conseguenze logiche derivabili da un ragionamento. Non soltanto quest’ultimo approccio sarebbe troppo complesso per le loro scatole craniche, ma sarebbe anche contrario alla fondamentale immoralità del loro orientamento esistenziale e/o concettuale. Il paralogismo, ogni paralogismo, è padre dell'immoralità (come insegnava Socrate) per questo il primo obiettivo del potere è sempre quello di distruggere la logica ed il ragionamento, affinché ogni conclusione appaia come legittima e l’arbitrio possa sempre trovare una giustificazione qualunque e motivare ogni sciocchezza o follia come le guerre, le sopraffazioni e il darwinismo sociale attraverso cui si mettono gli uomini gli uni contro gli altri, facendogli dimenticare chi è il loro vero nemico. Ricordando sempre che “ragioni” e “giustificazioni” non soltanto non sono sinonimi ma, spesso, antipodi. La deumanizzazione dell’uomo è un elemento centrale del meccanismo di dominio, per questo l’etica è, da sempre, un ostacolo per i dominatori del mondo. Socrate dovette morire proprio perché era un pensatore etico e autentico.

(Sergio Caldarella, Appunto # 12. © 2014)

Sunday, February 23, 2014

L’ideologia dell’imperfezione

# 1.

In un contesto culturale in cui non esisteva ancora la perfettibilità, l’arte o la cultura si ponevano sempre su uno sfondo teso al raggiungimento della perfezione di un’opera, di una poesia, di un quadro o una sinfonia, ma anche di un qualunque altro oggetto artigianale e semplice. Una cultura che ha invece introdotto nelle sue categorie l’idea di evoluzione continua riterrà che questa sia l’essenza e il contenuto dell’operare anche nelle arti e nelle professioni e così non crea più un prodotto, un tempo detto “finito”, che sia davvero tale, ma realizza una lunga serie di versioni imperfette e continue, il noto “1.1”, “1.2”, etc. tipico del software e del linguaggio dei programmatori. Forse ad alcuni apparirà strano, ma questa nuova impostazione ideologica è anche il frutto dell’acquisizione di concetti darwiniani nel tessuto della cultura di un’epoca o di una società. Lentamente, ma inesorabilmente, il fraintendimento delle idee darwiniane ha oltrepassato l’ambito della biologia per entrare a far malamente parte della cultura e dell’ideologia di un’epoca che disconosce ormai misura e armonia per andare solo nella direzione di quantità e peso.

(Sergio Caldarella, Spunto # 1. © 2014)

Saturday, December 28, 2013

La scienza e la vita



# 11.


Edmund Husserl, nel suo ultimo scritto Die Krisis der europäischen Wissenschaften und die transzendentale Phänomenologie (trad it. La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale: introduzione alla filosofia fenomenologica, Il Saggiatore, 1961), tema sul quale pare abbia lavorato dal 1934 almeno fino al 1937, l’anno prima della sua morte, mette in discussione il modello di scienza occidentale che, sulla strada dell’efficienza, ha ormai smarrito la ricerca del giusto. In altre parole si potrebbe dire che questa scienza ha in sostanza ha dimenticato Platone e la tradizione greca antica. In particolare Husserl critica l’oggettivismo che ha ingollato la Lebensbedeutsamkeit, il significato per la vita e, dunque, la crisi della scienza si presenta come il prodotto della «riduzione positivista dell’idea di scienza a mera scienza fattuale. La “crisi” della scienza come perdita del suo significato per la vita» (§2).


(Sergio Caldarella, Appunto # 11. © 2013)

Thursday, December 5, 2013

Distracted from distraction by distraction


# 10.


Parlano sempre di quello che credono gli piaccia o non piaccia, credendo che la diversità dei gusti sia anche una diversità dello spirito. Riescono a cianciare instancabilmente per ore ed ore: “adoro il rosso, non mi piace il verde, le mele mi fanno schifo e le pesche le mangerei anche di notte...” e pensano che l’esistenza sia tutta lì, nel rosso, il verde, le mele e il decotto di prugne. E invece si tratta solo solo dell’ennesima povertà intellettuale e spirituale che vuol porre, ancora una volta, il mondo intero sotto la sua miserrima cappa. Quest’uomo dalla faccia e dal cuore stravolti è l’homo novus: “Distracted from distraction by distraction”  (T.S. Eliot, Four Quartets) che non si è ancora accorto che un’epoca è già terminata e non con un boato come si aspettavano o volevano alcuni, ma scivolando lentamente in un mondo nuovo in cui l’uomo è stato trasformato in una modesta epitome di se stesso, una copia carbone di un modello deciso a tavolino da quattro furboni; un’epoca triste e terribile in cui guai a non volere le stesse cose che tutti vogliono, guai a non diventare figli della stereotipia che promette felicità e produce il suo contrario (vedi “I giovani infelici” nelle Lettere Luterane di Pasolini). In The Hollow Men (“We are the hollow men / We are the stuffed men / Leaning together / Headpiece filled with straw...”, 1925) T.S. Eliot scriveva che il mondo non finirà con un boato, ma con un piagnucolio, Not with a bang but a whimper, e l’epoca nuova, confermando quella profezia, non ha prodotto alcun boato, ma si sta invece esaurendo in uno straziante squittio di nulla.


(Sergio Caldarella, Appunto # 10. © 2013)

Tuesday, December 3, 2013

Fare i conti con la storia


# 9.

Nietzsche aveva profondamente ragione quando scriveva che non abbiamo fatto i conti con la storia, anzi, la nostra società, proprio perché vuol caparbiamente continuare sulla via dell’oppressione e della sopraffazione dell’uomo sull’uomo, si muove proprio nella direzione opposta a qualunque possibilità di fare i conti con la storia. 

 
(Sergio Caldarella, Appunto # 9. © 2013)